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Non lo so se ti vorrei

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vorrei immaginare di averti qui
ma non so se lo vorrei davvero
mi piace l’idea
forse sono troppo stanca per parlare
voglio staccare la spina
però tu sei vicino
forse mi manchi
ok ok scusa vai
sarebbe bello averti qui
però vorrei vederti da lontano
mi piace il pensiero di te
ci sediamo vicini
non parlare
e non tenermi la mano
anzi no prendila
ma non guardarmi
se no incominci a parlare
fissa un punto davanti a te
non sono ancora sicura di volerti qui
ma lo apprezzo
dovrei imparare ad apprezzarti di più forse

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Tutto cade incantevole

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fuori è un giorno fragile
qualche goccia di pioggia riga il vetro ogni tanto, in un posto in cui non sono mai stato, in cui nessuno sa che io sono
vedo un pezzo di valle, nuvole rapide che lasciano presagire azzurro incerto, osteggiato dalla scienza e dal buon senso
rumori lontani, stufa a pellet, pochi uccelli che cantano, tutti comunque vicini alle case, tegole messe ad arte non come quelle di casa mia
e le persone, due o tre se ne vedono, comunque lontane, comunque incerto cosa facciano, se stiano stendendo i panni o muovendosi da un punto all’altro delle loro case – o di case altrui
la neve forse c’è stata, non c’è più comunque, e io sono qui, come tanti altri alberi, che si fanno sfidare per gioco dal vento
il freddo non lo sento
ma sento quella sorta di impazienza, allegra, dell’attesa
che le nuvole passino, che le foglie si stacchino, pur essedo tutti innamorati di queste nuvole, perché sono, appunto, rapide
non annoiano mai e non sono mai troppo scure
non sono fantasia anche se ne scatenano molta
vorrei camminare fuori ma avrei paura di rovinare quello che vedo, di non essere più spettatore ma parte del quadro, di non essere adeguato
quindi rimango qui ancora un po’, la magia non interrompe, le persone rimangono poche, io rimango albero, il vento gioca senza fare male, mi posso dimenticare chi ero e chi sarò

lontano, ma non troppo lontano, corre una strada che si infila in una valle laterale
forse la imboccherò un giorno, forse vedrò quello che vede quel corvo che la sta sorvolando, e i miei piedi percuoteranno la pietra, guarderò prima la terra e poi la strada che si allunga e poi di nuovo la terra come quando si cammina
il mondo si muoverò lentamente intorno a me, le nuvole pioveranno o se ne andranno, un po’ come me
capirò cosa muove gli insetti, cosa decide dove scavano le radici, chi decide chi io debba amare

ma adesso è questo giorno di nuvola, con poco vento e pioggia a tratti, a confondermi tra gli altri alberi sorridendo pensando di essere un umano

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Shangai 2

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mm.. che mal di testa. ho sete.

oddio…
dove sono? cos’ho fatto? perché sono nuda?

…ancora?

questo qui mi sta dormendo addosso e non si sveglierà mai..
ma chi è? chi cazzo sei?? perché sono qui?
mal di testa. forte.

che ore sono? dove sono?

sono a shanghai. merda.
a casa di uno sconosciuto. in un punto sconosciuto. di shanghai.
merda.

sono un’idiota.

vale. puedo hacerlo.
devo solo scrollarmi di dosso questo tizio americano che lavora per la disney.
per la disney… ma si può?¿
si, disney.. sei enorme però.

ok. mutande, calze, pantaloni, reggiseno, maglietta, golfino.. avevo un golfino? si, qua. ok.
borsa: soldi, cellulare, documento. ok.
scarpe.. facciamo che le tengo in mano…

ma perché gli ho fatto comprare un’altra bottiglia di vodka?
perché l’ho seguito qui? perché abbiamo guardato sette minuti di Sherlock Holmes?
…tequila. maledetta tequila.

allora. ci siamo. ciao disney, dormi bene.
scusami se scappo così, ma è più facile.
non saprei proprio cosa dirti.
e in che lingua dirtelo.
in che lingua parlavamo poi stanotte? …abbiamo almeno parlato???

vabbeh sono le cinque di mattina. andiamo.
destra sinistra ..? destra.. ok le scale, ah.. è chiusa? cazzo..
c’è un cancello.. ma da dove esco?? ah il parcheggio.. e.. oh dio..
il portiere. chissà che risata si fa. sorridi.

ecco. una strada. un taxi. ce la posso fare.
il bigliettino. dov’è il bigliettino? qui.
l’indirizzo cinese. speriamo sappia arrivarci.

non si può fumare. c’è scritto sul sedile davanti a me.
e io stupida persa donna italiana fumo.
e per qualche strano motivo shanghai mi sembra bellissima.
mi sembra casa.

tornare all’alba.
lasciando una casa che non è la tua.
verso una casa che è tua solo per qualche giorno.

attraversando queste splendide città mentre si svegliano.
i rumori e i movimenti aumentano, ma lentamente.
cammino con i tacchi in mano.
con i vestiti della sera prima.
sul ponte de triana a sevilla,
sotto la minerva di pavia,
per le strade di shanghai.

e sorrido alla gente.
ai cinesi che alle 530 di mattina vanno a fare tai chi,
nei parchi dei complessi residenziali.
scioccamente felice.

ora devo solo farmi aprire.
non posso citofonare e svegliare il padre della mia amica che ci ospita.
devo chiamare. dalla cina in cina. posso farcela?
..voci meccaniche parlano in cinese.
grandioso. cazzo.

colpa di tre compagni di viaggio idioti,
che chissà perché, in qualche modo, stimo molto.
colpa del mio sentirmi un po’ insicura con ognuno di loro.
sapere di dover stare all’altezza.
che da ubriachi diventa dover stare al gioco…

esce qualcuno.
sorridi, fai passare, entra.
ok. ascensore. porta…

porta cinese ovviamente. che si apre con un codice ovviamente.
mah..
comunque è facile: 1111.

no, non funziona. merda.
forse ho sbagliato a digitare. 1111.

cazzo. cazzo. non funziona!
ma è quello! 1111. 1111!!!

riprova. oddio, aiuto suona tutto.
no, dai. merda. spegniti.

finito. grazie al cielo.
rimango qui fuori, fa niente, aspetterò, sono le sei ormai…

la porta si apre…

“Buongiorno Stefano. scusami, davvero. scusami tanto.”

“Ciao, ma tu sei tornata ora sola…? Tornate tutti insieme la prossima volta, per favore.”
“Si. Hai ragione, scusami.”

E scusami anche se sorrido mentre lo dico,
ma so già che non ci riusciremo.

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Shangai

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bip bip bip

spegnetela

bip bip bip

ok si, sono io. vai. ce la puoi fare. che sonno.

che testa peso. che peso testa. ora ce la faccio. che occhio peso. che peso stomaco. sono mezza svestita, ok.

bip. sveglia. no,

non sveglia. cellulare, sveglia. no. sms. si. forse. no,

cellulare si scarico. non lo ho messo in camera. in carica. sono in camera non lo ho messo in carica il cellulare non era in caric- uff che peso. gira guarda ecco le 7. presto, le sette

dormo le sett- no peso. che fatica. che profumo strano. ora mi gi- no. capelli? davanti alla bocca capelli che sonn- uno. un uomo un maschio.
spè.
un uomo maschio sonno mattina non sono le 7 c’è troppo casino che sonno però. ecco ok un uomo in camera mi- no non è camera mia. nemmeno il maschio è mio. non ho maschi mi sa, dove cavolo mi sono addormentata? ero con gli altri e poi la discoteca, già è vero siamo anche a shangai tra l’altro, non sono a casa. e lui chi è? è grosso cavolo. cavolo cavolo cavolo.

cavolo cavolo cavolo.
cavolo cavolo cavolo.

cavolo cavolo cavolo.

se si sveglia cosa gli d.. ma è cinese? no non è cinese è troppo grosso. ma è grosso tanto a me non piacciono grossi. allora non mi piaceva o ero ubriaca. questo spiega la pesantezza. spiegherebbe la antezza.

e il fatto che sono svestita. e il fatto che sono le sette. non sono le sette ok
sono le 11.

come mai erano le sette? ok forse non vedevo. sospiro. chissà se stanotte.. mah. con questo qui? non lo vedo nemmeno bene in faccia. ha delle belle spalle però. ma è grasso. effettivamente grasso, sono grosse le spalle, non belle ma mi piacciono viste da qui. forse le ho viste dall’alto in discoteca, o fuori ma gli altri non mi hanno detto niente? cavolo mi sa che è brutto questo qui a vederlo in piedi, ma nel senso nemmeno affascinante nemmeno nel senso che è simp- ma non si sveglia? eppure un po’ mi sto muovendo. bella luce alla finestra bella temperatura si. era più ubriaco di me mi sa. che sonno. non proprio sonno ma insomma voglia di qualcosa di buono. ehe funziona sempre mi fa sorridere la signora del ferrero rocher.

le undici forse però è il caso di muovermi dai – mancano gonna calze scarpe borsa maglia basta credo evitiamo le calze come diceva quel libro di baricco è come ricaricare dopo un duello

va bene dai allora mi alzo non lo sveglio o forse lo sveglio vediamo uno due tre sposto un braccio cristo se pesi ups ho detto cristo no lo ho pensato bè se esiste legge nel pensiero e ha altri superpoteri

crisbio se pesi. vai vai gira gira esco con una gamba fortuna che fa una bella temperatura ups mi esce la mutanda spè spè spè spè ononnonn ok sono fuori devo solo spostare il bracc- dove cavolo abito poi

no, qui a shangai. che peso. casa mia ok sotto cresseglio però shangai non è sotto cresseglio mo’ non so nemmeno il cinese ah già

ah già

grazie, si, ho un biglietto scritto in cinese nella borsa con l’indirizzo. fiuu grazie taxi grazie umani grazie lori grazie braccio ti sposti ecco mi infilo nella gonna ups cado pfffffffff

pff
snr

non ridere forte ce la devi fare non sei ubriaca. guardalo dorme come un angioletto. dai non è brutto, è pienotto. sembra tipo .. quello lì. dai cosa ha fatto quel film in cui era un angelo. ma si dai, anche l’altro in cui sparava a qualcuno. lui si dai. un po’ meno bello ma lui.

ecco, borsa, tac, bigliettini… eccoli si vicino a sto coso cosa è sto coso scritto in cinese boh sarà di ieri sera, cellualare spegnamolo che se mi serve dopo niente male sta casa peccato che non la tritroverei più nemmeno se pregJOHN TRAVOLTA SI! sembra john travolta. ciao john travolta. dorme di bestia. chissà se gli ho lasciato il mio nome uff che capelli meglio legarli, mascara mascare non c’è ovvio dai no c’è bravo mascara. chissà cosa farebbe un uomo adesso, forse non avrebbe nemmeno guardato lo specchio tac. chiudi metti guarda ok vai bella casa tutta ikea, strano a shangai.

a posto, che sonno cazzo cazzo. va bene. grazie john travolta, è stato bello conoscerti forse o forse no bè dai è una bella giornata in una bella shangai no in fondo dai è sempre una bella giornata se la inizi con john travolta

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Piccola luce in grande mondo

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Parlare all’oggetto dell’ammirazione non funziona, non funzionerà mai, ma ci voglio provare.

Cosa possono fare, due occhi un naso una bocca. Un sorriso. Non parlo della romanticheria, non parlo nemmeno delle reazioni chimiche. Parlo di cosa può fare fare. Chilometri, soldi tempo, sogni soprattutto, tanti sogni. Il colore, la forma, la curva tra la tua fronte e il tuo naso. Vedere i denti, il viso rilassato in un sorriso rivolto a chi sta davanti (io).
Cosa è quella cosa che proverei? Che cerco di bere surrogata quando vedo le tue foto, le cerco nei vecchi hard disk e me le bevo dimenticandomi dove sono e cosa sto facendo. Cosa è? Bellezza? Riduzione di un qualcosa di grosso a una parola, poveri umani.

Il tuo corpo, a complemento del  viso e di quello che sei, principessa, vaga, sorridente nella mia mente.
Cosa è quello che vedo, comprendi come sarei a vederti ancora dal vero? Comprendi come sarei? Non lo so se tu puoi pensare a qualcuno, più bello di me credo – altrimenti saremmo nello stesso posto ora. Altrimenti non avremmo resistito come invece abbiamo fatto finora. Io, perché so cosa sono per te e non voglio diventare il perenne inseguitore che rischio di essere ogni volta.

Comprendi, ancora uno sforzo è necessario per capire, comprendi cosa vuole dire avere i miei occhi e vederti e immaginarti, questo devi capire, immaginarti, con tutto il sonoro del mondo fuori spento, immaginare quel sorriso in quel momento, incorniciato perfettamente, tutto il resto di un colore sfocato e irrilevante, ancora, improvvisarci in mezzo a un qualsiasi contesto, recuperare quel ricordo solitario e comunque poco rilevante, tuffarsi in quello che è, vedere il tuo sorriso come se mi avessi trovato sotto l’albero di natale, il tuo sorriso solo per me, volontariamente solo per me, e solo in quel momento, per sapere che già vederti è dirti addio un’altra volta, sopra tutte quelle cose ceh si assaporano di giorno, tutte quelle cose, che si chiamano cose. Lì saremmo veramente persone. Nella tua bellezza vivrei come persona, finalmente. Comprendi cosa vogliano dire quegli occhi, quei capelli, quei denti, quel naso, quelle labbra, quel viso, tu il tuo viso il tuo corpo quello che non sei e che sei, capisci cosa vuole dire finalmente vedere, in quella luce, in quel secondo, tu per me e io per te?

..

Se hai capito, spero che tu abbia capito, spero che tu sia nei miei occhi ora, a vedere te stessa. Se hai capito, ora finalmente, pensa cosa sarebbe mettere una mano su quella pelle, su quei capelli, vedere quegli occhi che si chiudono, pensa cosa sarebbe poter dire al mondo che cosa sta succedendo e sapere che il mondo non potrebbe capire, pensa cosa sarebbe quella mano, quel contatto e quegli occhi che si chiudono, pensalo. Sii lì, sii me. Sii l’inadeguatezza che sono, sii quello che mi manca per arrivare a te, il cuore, i km, la bellezza, tutto quello che manca. Cosa sarebbe il tuo occhio che si socchiude, e la tua bocca che si chiude sorridendo di nuovo, e la tua mano sulla mia. Cosa sarebbe perdersi in un buio che ridisegna i visi, una luna che entra dalla finestra, un colore che ci salverebbe, finalmente, entrambi, da tutte le paure dell’altro, dalle paure dell’esterno, non ci sarebbe più altro, non ci sarebbe più esterno, noi saremmo tutto, per quel momento, e poi di nuovo addio. Ma quel momento, quella bellezza, quello che ho sempre voluto, ovunque e sempre, sarebbe lì.

e poi, a perderci, il mondo.

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The space between

Fuco
ape
Fiore
nettare
Zucchero della vita
spargitore di profumi
Cacciatore di sogni
ragnatela
Miliardi di teste
occhi aperti
Cuore in mano
urlo di dolore
Voglia di correre
scollega la mente
Spogliati
calore
Lacrime
cerchio
Protezione
schiena nuda
Leccare
annusare
Ridere
fissare
Gioco
silenzio
Cuore dell’universo
regalami una stella
Basta che sia vicina a te.
speranza
Futuro
Mi è scesa una lacrima
sorriso
No davvero
anche a me
Stretta di mano
.. Davvero?

.

conta solo su te stesso
Guarda l’orizzonte.
non riesco a vedere
Allora chiudi gli occhi
fa male
Vieni più vicino
stringimi
Brividi
tremo
Ti proteggerò
niente dura per sempre
Ora è per sempre
non voglio il presente
Fuori dal tempo
fuori dalla realtà
Insieme
per mano
L’alba
rinasci
Insieme di nuovo
volontà
Guerra
lasciami vincere
Cosa mi darai
l’ultimo pezzo di cuore
La felicità
tienila cara
Lei può scappare
non ti ama
Non è vero
ma scappa
Non scapperò
ce la farai?
Stai con me
la lontananza
I giorni
non contarli
Vieni via con me
mi chiedi di lasciare tutto
Distesi come se fossimo sospesi
cado
Voliamo
solo con te
Il mondo fuori
restiamo dentro
[Oggi]
Baciami
ora sei mio
Ora sei mia
chi sei?
Quello che ti ha vista piangere
lo dirai al mondo?
Appoggiati al mio petto.
batte forte
Tutto ciò che posso
fa ancora più male
Cosa posso fare
pulirmi dentro
Dammi la tua notte
salvami e saranno tutte tue
Credi in me?

Lo voglio
lo voglio

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Le regole dell’amore

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Se ami lascia libero.
Se ami sii pronto ad abbandonare.
Se ami e vuoi essere felice, sii pronto ad abbandonare.
Ecco.
Sono pieno di massime sull’amore, capofila “l’amore non è possesso”.
L’amore è anche possesso, e può essere anche odio. Sono le massime sull’amore che non inquadrano veramente il discorso.
Il casino dell’amore, in molte sue forme, è che non ci sono le regole – le regole le ha messe chi ha la testa sulle spalle, ci è stato male tanto e a mia personale opinione vanno seguite, ma lo ho capito solo di recente:
Le regole dell’amore non spiegano cosa sia l’amore, ma come viverlo facendosi poco male e tanto bene.

Così, vuoi vivere un amore di possesso? È amore senza dubbio, ma farai male a te e a ciò che ami.
Così come per esempio l’amore per ricatto, l’amore per l’amore e tutte le varianti incontrabili (basta parlare con un chiunque per strada di suo ex partner).
Se ami e vuoi essere felice, sii pronto a perdere ma combatti con tutto ciò che hai. Tutto. Così sarai esausto, ma felice.
Pronto a perdere, ma combatti; ricordarmelo si.
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Sensei

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Ho la schiena appoggiata a un abete, sono alla biblioteca, sono venuto a fare una passeggiata prima di fare la spesa. Ma mi sono fermato subito, c’è della gente, 4 persone, che fanno Tai chi. Mi sono seduto qui a guardarli e in pochi minuti ho capito alcune cose molto importanti.

Quando si usa la parola ‘energia’ in maniera non scientifica, come sai a me si accendono molti campanelli nella testa. Limiti razionali, limiti che mi servono molto e mi hanno dato molte cose buone, e che in questo caso si accendono per parole usate a sproposito.

Pensavo fossero a sproposito, ma mentre lo guardavo e mentre alzo gli occhi a guardarli ora mi trovo a pensare a una parola, a sproposito e non per trasgressione, la parola è

risonanza

La hai usata a volte, e mi si accendevano i campanelli, ora invece la uso io; è un termine scientifico e qui di scientifico nn c’è nulla, eppure si, la ho usata e ho un po’ sorriso. Sono in risonanza con quei 4 e molte cose qui intorno 🙂

Pensavo di essere arrivato a conclusioni sensate negli ambiti spirituali, ma un discorso che mi ha fatto Paola alla cena mi ha scavato e forse ora mi ha perforato: i chakra, diceva e dicevi anice tu, non è che vadano capiti con libroni, dovrei piuttosto iniziare a vivermeli.

Vedevo e credo di vedere ancora l’etica come una questione razionale, ma non è solo così. La spiritualità, quell’energia (parola a sproposito 😉 c’è eccome, e se non la si considera c’è lo stesso – chi la vede così ha tutto di guadagnato.

O la sensazione che stia iniziando un percorso qui, e per ora non so che altro aggiungere, se non che ti mando un bell’abbraccio. Grazie di tutto finora 🙂

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Banale

Vuoi farti le foto dall’alto per la profile pic? Falla. Falla, davvero. Fai le foto macro ai fiori, mettiti a scrivere con le k al posto delle c, metti l’esposizione a manetta mentre scatti la foto, così si vedranno solo gli occhi e sarai per forza carina.

Di che sei piacevolmente controverso, che ami tutti e lasci vivere tutti ma che ci sono certe persone che no nvanno bene, inventa eccezioni a regole. Vesti in maniera provocante, in un modo o nell’altro fingendo di esser unico. O ammetti anche di essere uniforme alla massa, per quello che vale. Ascoltale stesse ciose che ascoltano gli altri nel tuo gruppo, o viceversa cerca sempre delle cose che nessun altro ascolta almeno ti darai un tono.

O ancora, non ascoltare veramente niente o viceversa ascolta un po’ di tutto (un po’ di tutto = radio DJ) o sii musicista e ascolta sempre le stesse cose.

Scrivi poesie, o canzoni o entrambe le cose, datti un tono e fatti sentire, o rimani imprigionato nella tua timidezza, o non rendertene conto.

Togli la parola a chiunque non ti vada a genio. No, puoi anche cercare di rimanere in pace con tutti e potere andare in giro a testa alta. Magari davvero. O magari solo per finta, vivendo in un mondo dalle prospettive limitate in cui solo tu sei quella che ha capito tutto.

Ama tutti, senza distinzioni, davvero. O odia tutti. O collocati tra quelli che amano un po’ odiano un po’ e un po’ di altri così così. O vivi ancora nell’irrealtà di un mondo in cui tu hai ragione e gli altri hanno torto. Se no fai pure il contrario e cerca di mediare, cerca di capirti e autocriticarti.

Tanto qualcuno che deve dire che così non va bene lo troverai comunque.

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I figli

E improvvisamente realizzai che non volere figli, che è lo scopo primario istintivo della nostra vita, è tipico anzi può essere tipico di chi ha perso traccia del suo istinto e del suo scopo primario, rendersi immortale e donare amore.

Oppure è volere vivere per sè. Il che implica considerazioni sul male e sul bene mica da poco.

La regola che ne esce è semplice: fare qualcosa solo quando ce la si sente. Ascoltarsi.